Intervista a MARCO PIZZOLI, preparatore atletico del PESCARA di COLINI

L’allenatore più bravo e vincente d’Italia. Una rosa composta da grandi giocatori. Una società tra le più vincenti della storia di questa disciplina. Sono senza dubbio i giusti fattori che determinano le vittorie che il Pescara calcio a 5 sta anellando in queste stagioni. Poi c’è chi lavora nell’ombra, quotidianamente e specificatamente. Chi,  come il Professor  Marco Pizzoli, preparatore atletico del Pescara calcio a 5,   permette alla squadra biancoazzurra di volare sul parquet. Dopo aver ascoltato nelle settimane scorse il preparatore dei portieri dei campioni d’Italia Luca Chiavaroli oggi abbiamo intervistato chi organizza, in collaborazione con Mister Colini, la parte atletica dei delfini.

 

Buongiorno Prof. Marco Pizzoli partiamo dalla stretta attualità. Seconda Coppa Italia consecutiva in una stagione sempre ai massimi livelli.

  • Ci descrive la gioia di un preparatore atletico, elemento di spicco dello staff tecnico, che spesso appare poco rispetto a mister e giocatori?

“Vincere un trofeo Nazionale è sempre il massimo per chi, come me, fa questo lavoro. Se parliamo di gioia credo che, a prescindere dal fatto che il mio ruolo appaia o meno, sia un momento personale indescrivibile che ognuno vive personalmente a suo modo. Vincere due Coppe  Italia consecutive è già un traguardo straordinario ma, riferendomi in particolare  alla seconda vinta qualche settimana fa, giocando 3 gare in 4 giorni, durissime dal punto di vista atletico,  credo che sia una gioia ancor più grande per chi osserva la competizione con occhi e responsabilità da preparatore atletico.”

 

  • Ci puoi illustrare a grandi linee come di solito strutturate una seduta di lavoro con mister Colini?

“La strutturiamo nella maniera più semplice e professionale possibile; Breve riunione tra noi dello staff prima dell’allenamento per definire con mister Colini i dettagli e dividersi i compiti giornalieri, confronto con i fisioterapisti per valutare situazioni ed eventuali lavori differenziati, quindi si scende in campo per un riscaldamento tecnico e, successivamente, una parte centrale tecnica, atletica o mista, in base al programma settimanale definito in precedenza.”

 

  • Quando un preparatore atletico capisce che la sua preparazione atletica sta dando i suoi frutti?

“Bella domanda!!!! Personalmente penso sia meglio non convincersene e trovare in continuazione dettagli da correggere o situazioni su cui lavorare per evitare di perdere concentrazione…ma a parte questo io credo che non basta la singola gara o una singola competizione andata bene a farmi pensare che il mio lavoro stia dando i suoi frutti…sarà la stagione stessa a dirlo, l’insieme di gare, l’insieme di competizioni; quando arrivi a giocarti, come quest’anno, 3 finali su 3 vincendone 2, sei primo in classifica dalla prima giornata ma sopratutto difficilmente vedi la tua squadra soccombere dal punto di vista atletico, se non in 1-2 gare, allora cominci a capire che forse sei sulla strada giusta! Ma questa convinzione poi svanisce nel nulla subito dopo, perché poi c’è la gara successiva e poi ancora l’ultima competizione, lo scudetto in palio, così tutto è di nuovo in discussione e quindi, per come sono io, il mio lavoro ed i suoi frutti li valuto alla fine.”

 

 

  • Quale importanza riveste il ruolo del preparatore atletico in una stagione dai mille impegni come quella di una società come il Pescara?

“Io credo che la figura del preparatore Atletico abbia la sua importanza in ogni sport praticato a livello professionistico . In una stagione ricca d’impegni ed in una società molto ambiziosa come il Pescara, il cui obiettivo è sempre quello di arrivare in fondo a tutte le competizioni, questo ruolo acquisisce un’importanza ancor più delicata. Tra i mille impegni, spesso ravvicinati, bisogna sempre stare attenti a gestire il giusto carico di lavoro in previsione di tutte le competizioni, trovando il giusto equilibrio tra carico e recupero. L’importanza ed il valore di un preparatore si vede proprio nella sua capacità di gestire questo equilibrio durante la stagione, ed in questo, la collaborazione con lo staff diventa fondamentale.”

 

  • Si riesce a programmare un lavoro atletico per far si che si arrivi ai grandi eventi , come un play off scudetto o una final Eight di coppa Italia ,al massimo della condizione fisica?

“Premetto che non credo nelle programmazioni a lungo termine, non penso e non programmo oltre i 15 giorni e soprattutto non programmo interventi atletici per trovare la massima condizione in una determinata competizione.  Penso che il preparatore atletico debba avere come obiettivo principale la costruzione di un’atleta dal punto di vista fisico, prepararlo a supportare carichi ed intensità di ogni genere, creando delle basi solide su cui poter lavorare nello specifico insieme al resto dello staff. Se si riesce a strutturare un ottimo atleta allora avremmo anche un ottimo giocatore di Futsal e difficilmente si arriverà nei grandi eventi impreparati dal punto di vista atletico. Inoltre, in uno sport come il nostro, bisogna considerare che non basta arrivare bene alla competizione. le manifestazioni più importanti, come Final Eight o play off scudetto, prevedono tante gare in pochi giorni ed è quindi necessario che un giocatore abbia delle basi atletiche importanti che consentano di arrivare fino in fondo con meno problemi possibili; tutto questo si costruisce con il tempo, durante l’intera stagione e non solo in specifici momenti o brevi periodi.”

 

  • L’impressione è che nel futsal il ruolo di preparatore atletico non sia ancora apprezzato o evidenziato come negli altri sport, che idea ti sei fatto?

“In generale sono d’accordo con te anche se, nel mio caso,  il Pescara, come società, ed il Mister hanno sempre dimostrato di dare grande importanza e valore al mio ruolo ed al mio lavoro e per questo non posso che ritenermi fortunato e ringraziarli per la fiducia. Credo fermamente che questa idea stia già cambiando soprattutto dopo l’ultimo mondiale che ha evidenziato come l’aspetto atletico abbia assunto grande importanza rispetto all’aspetto tecnico. In finale, infatti, sono arrivate due squadre, Argentina e Russia, molto preparate atleticamente, e poi non dimentichiamo i grandi risultati ottenuti da squadre molto forti fisicamente, vedi l’Iran, a discapito di grandi potenze tecniche. Credo che tutto questo non sia un caso e che il ruolo e la figura  di preparatore atletico crescerà sempre di più.”

 

  • Soprattutto nelle categorie inferiori, si assiste a società che non hanno preparatori nel proprio staff o addirittura a preparatori surrogati dagli stessi allenatori. Cosa manca per raggiungere almeno un livello adeguato e vedere più professionalità in questo senso?

“Mi viene subito da dire che manca la cultura dello sport professionistico e soprattutto del rispetto dei ruoli. Da un lato, molto spesso, le società preferiscono non investire in figure professionali specifiche, dall’altro anche gli stessi allenatori, o membri dello staff che non sono preparatori atletici, svolgono l’attività di preparatore al posto di una figura professionale specializzata. Tutto questo non fa altro che penalizzare la nostra figura.”

 

  • Non pensi che nel settore manchino dei continui aggiornamenti o corsi federali che facciano alzare la conoscenza e la professionalità di chi si occupa di preparazione atletica?

“Da questo punto di vista, purtroppo, c’è totale mancanza di corsi ed aggiornamenti; aggiungo che difficilmente troviamo studi scientifici o pubblicazioni riguardanti il Futsal dal punto di vista atletico ed inoltre, siamo ancora considerati legati al concetto di preparatore atletico nel calcio nonostante siano due sport completamente diversi. Sicuramente cominciare ad organizzare incontri tra Preparatori Atletici potrebbe essere un buon punto di partenza per crescere professionalmente”

 

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