Intervista a Mr. ROBERTO NICOLINI

Buongiorno a Roberto Nicolini

Stagione appena terminata sulla panchina della Juniores della Virtus Ostia

Un girone di andata con qualche difficoltà poi un ritorno nettamente migliore a conferma che il suo lavoro è stato col tempo assimilato e ha portato comunque giovamento alla squadra…..

come giudica il suo operato in questa stagione?

Sostanzialmente positivo, forse con una partenza migliore avremmo potuto raggiungere il quarto posto che al termine è risultato lontano solo 3 punti e ottenere una insperata qualificazione in coppa lazio ma obiettivamente le 3 squadre che fino all’ultima giornata si sono contese la vittoria finale avevano un organico decisamente superiore a tutte le altre. Credo che è stato fatto un buon lavoro, la squadra nel suo complesso è cresciuta molto rispetto all’inizio di stagione e ciò che mi rende più orgoglioso è senza dubbio il fatto di aver visto l’intero gruppo unito e presente sino alla fine nonostante la classifica ben presto avrebbe potuto infierire e minarne le motivazioni.

 

Diamo uno sguardo al passato, lei da giocatore è riuscito ad arrivare a livelli nazionali disputando molte stagioni tra A  e B per poi concludere la carriera nel regionale ma sempre con grandi risultati…..quali sono le differenze che nota con i giovani di oggi rispetto a quando giovane era lei……l’approccio a calarsi in un gruppo e la predisposizione ad apprendere è diversa secondo lei?

Lo slogan che più frequentemente mi sono trovato ad utilizzare con i ragazzi è stato “se vogliamo…possiamo”.  La voglia e la dedizione che non ho mai risparmiato abbinata a qualche inevitabile sacrificio, è stata senz’altro la chiave che mi ha consentito di svolgere un percorso con tante soddisfazioni a livello agonistico. Molto spesso ho la sensazione che la generazione odierna sia quasi totalmente appagata dal contesto sociale da non assaporare fino in fondo il godimento assoluto che questo sport può regalare e da qui un approccio troppo poco propenso all’applicazione che necessita per migliorare le capacità individuali.  

 

Quali sono le difficoltà nel gestire un gruppo giovane che magari non ha grandi basi di scuola di calcio a 5 rispetto magari ad allenare una prima squadra?

Certamente si deve essere pronti a ricominciare ogni anno anche dalle basi tecniche o di lì a poco, dai principi fondamentali del gioco nonostante allievi e juniores siano categorie composte da ragazzi che devono considerarsi strutturalmente già format; tutto questo ritengo sia conseguenza di una scarsa cultura presente nel nostro paese dove il calcio a 5 continua a rappresentare nella testa dei più il parente “povero” del calcio a 11. Si tende a pensare ad un fallimento sportivo un eventuale passaggio dal calcio al futsal quando invece parliamo di 2 discipline con molti tratti distintivi. Una prima squadra consente di concentrare maggiori attenzioni sin da subito alla fase tattica attraverso la quale un tecnico può trarre più soddisfazione.    

 

Sappiamo che lei è uno molto attento ai dettagli tecnico-tattici le va di dirci quali sono i sistemi di gioco che predilige e quali sono i principi fondamentali secondo lei che a livello tattico deve avere una squadra per ritenersi competitiva?

Il livello che alleno e ho allenato in questi anni mi ha portato a considerare il 3-1 come impianto base più idoneo per lo sviluppo dei movimenti nella fase di possesso, comunque con una presenza di riferimento alta sempre in appoggio. Sono invece più flessibile nella scelta della fase difensiva dove faccio prevalere le qualità individuali espresse dal campo, ritengo che giocando molto spesso ancora outdoor su superfici lente dove la circolazione della palla non è particolarmente elevata abbinata a capacità tecniche non del tutto sopraffine, una zona effettuata con buona sincronia e una giusta intensità risulti ancora molto efficace a coprire gli spazi di attacco avversario. Il futsal è un gioco essenzialmente dinamico, paradossalmente anche durante una situazione di palla inattiva si ha la necessità di essere pronti e reattivi, quando penso ad una squadra competitiva penso ad un insieme di elementi con una grande capacità di attenzione e di anticipo nei movimenti e dunque in grado di saper leggere le situazioni prima degli avversari e possibilmente farlo in un tempo rapido. In sintesi “testa” prima ancora dei “piedi”. 

 

Diamo adesso uno sguardo al futuro…..quali sono le sue ambizioni personali e se al momento ci sono novità per la prossima stagione, quale tipo di progetto le piacerebbe sposare?

Le ambizioni personali e i progetti sono chiaramente vincolate alla mia principale attività professionale, il calcio a 5 ha accompagnato la mia vita fin qui, è ancora uno stimolante compagno di buona parte del tempo libero e mi auguro continui ancora negli anni futuri a soddisfare attraverso l’insegnamento tecnico questa passione che ho sempre coltivato. Al momento non ho ricevuto conferme ufficiali a livello personale riguardo l’eventuale prosecuzione del lavoro con la società Virtus Ostia cui ovviamente vanno i miei ringraziamenti per il supporto e l’organizzazione mostrata durante tutta la stagione appena trascorsa.

 

Lei ha avuto la fortuna di giocare in grandi squadre e con grandi campioni……quali sono quelli che ricorda con più piacere e se secondo lei con l’avvento di queste nazionali giovanili esiste la possibilità di ricreare un modello italiano da perseguire come per noi lo sono stati i vari Rubei, Quattrini etc.

Devo dire che in carriera ho avuto sempre un buon rapporto con tutti, compagni di squadra e dirigenti, ciascuno accompagna un ricordo piacevole, Simeunovic insieme ad Andrea Bearzi i più talentuosi, Andrejic e l’attuale ct della nazionale argentina Diego Giustozzi quelli che hanno abbinato qualità tecniche a grande personalità per citare alcuni tra coloro con i quali ho avuto la fortuna di condividere una maglia. Rubei e Quattrini e in special modo il primo, hanno rappresentato per anni il futsal italiano, ma se la lingua più parlata all’interno della nazionale è ancora il portoghese perchè di fatto la presenza di italiani nel nostro massimo campionato continua ad essere sotto la soglia del 10%, c’è qualcosa che a distanza di anni ancora non va, troppo poche società investono su una struttura solida e lungimirante in grado di far crescere i giovani, ho l’impressione che le nazionali giovanili rappresentino un passo necessario ma non devono poter pescare potenziali talenti sempre dalle stesse poche società.

 

 

Ultima domanda, a fine maggio ci sarà un evento ad Orvieto con Musti e Shindler relatori………..crede in questi clinic e se anche lei sarà presente a questo evento?

Ho un impegno che sto provando a declinare proprio per poter essere presente il 28 ad Orvieto. Sono certamente occasioni di crescita per chi ha voglia di confrontarsi con l’esperienza di tecnici preparati, più difficile a volte conciliare questi appuntamenti con lavoro e famiglia.