intervista a Mr Gargelli, aspettando il mondiale in Colombia

“Una partita a scacchi giocata alla massima velocità”, questa una delle frasi che indicano il calcio a 5 per mister Sergio Gargelli di Firenze.

L´amore per questo sport e la voglia di approfondirne le conoscenze nascono  grazie al magico momento del Furpile Prato durante gli allenamenti di quello che lui considera il suo “maestro” Jesus Velasco.

Dopo alcune esperienze da allenatore nel regionale approda  a Prato, come tecnico delle squadre giovanili e secondo di Pippo Quattrini alla prima squadra. Vittoria dei campionati regionali Under 21 e Juniores. Ed esordio in serie A2.

Poi la grande occasione di fare uno stage in Giappone e approfondire la passione per la filosofia e il mondo asiatico  Prima Giappone, poi Vietnam, Indonesia e infine in  Qatar.

 

Buongiorno Mister ci spieghi  come sei arrivato ad allenare in Asia?

S.G. Ho sempre avuto la passione per l’Asia, nata anche dalle letture del mio concittadino filosofo e scrittore Tiziano Terziani. Aspettavo un occasione per poter vivere un esperienza e quando attraverso uno stage mi si è presentata ho scelto il Giappone.

 

Immagino che siano esperienze molto diverse tra loro quelle del Giappone, del Vietnam e dell’Indonesia.Ci puoi descrivere queste esperienze e le loro differenze?

S.G. Sono tutte culture totalmente diverse tra loro, i giapponesi hanno la cultura della disciplina e del senso del lavoro quindi ti permettono di lavorare bene e molto, di contro gli manca la forza di uscire da alcuni schemi mentali che ne frenano la fantasia e il coraggio di prendersi delle responsabilità. I vietnamiti per alcuni aspetti si avvicinano ai sudamericani, non per tecnica ma per caratteristiche strutturali. In Indonesia ho fatto il formatore per la Federazione, facevo alcuni corsi di formazione per far si che il movimento potesse crescere e i risultati si vedono ancora oggi. Dovevo prendere la Nazionale e fare il mondiale, ci ha fermato la squalifica della FIFA.

 

Due parole sull’esperienza in Qatar?

S.G.In Qatar è stato difficile lavorare, hanno ottime strutture ma non hanno la cultura del lavoro ed è difficile reperire il materiale umano che si voglia mettere a disposizione.

 

Visto che hai allenato squadre di club e Nazionali  in quale ruolo ti trovi meglio da allenatore o da selezionatore?

S.G.Le esperienze più importanti le ho fatte da selezionatore e vivendo questa professione con pathos ti dico che le emozioni e le sensazioni che hai quando guidi un intera nazione soprattutto in manifestazioni internazionali non li hai da nessun´altra parte. Quindi ti rispondo Selezionatore.

 

Hai detto più volte che i tuoi maestri sono stati ZEGO (inventore del 4-0) e VELASCO

professionalmente e umanamente ce li descrivi e cosa ti porti dietro nel tuo bagaglio da questi due grandi maestri di futsal?

S.G. Velasco è un genio della tattica, quando era in Italia stava avanti anni rispetto agli altri. Lui riesce a vedere situazioni di gioco che altri non vedono. Ha una lettura di gioco impressionante non a caso ha sempre ottenuto risultati importanti anche con roster che erano inferiori rispetto agli avversari.

Zego è un formatore. Il maestro della fase offensiva, ogni ragazzo che ha avuto sottomano è potuto crescere tantissimo, peccato non creda nella fase difensiva. Voglio aggiungere un altro maestro per me, che è Rodrigo con cui ho potuto lavorare in Giappone. Sotto l’aspetto dell’organizzazione del lavoro e gestione del gruppo è un vero maestro, anche dal punto di vista psicologico.

 

Parliamo degli imminenti campionati del mondo in Colombia,  l’italia è stata sorteggiata con il Vietnam, ambiente e movimento che conosci meglio di tutti.

Come gioca la squadra del Vietnam, ha dei talenti a cui far attenzione?

Può mettere in difficoltà l’Italia e può passare il turno considerando che le quattro migliori terze passano?

S.G. Quando l’ho allenata io la squadra del Vietnam ha quasi sempre espresso un buon gioco anche se mancavano alcune prerogative importanti come un Pivot  e non si era molto forti sul 1vs1, la nuova generazione invece ha colmato per buona parte queste lacune, anche se preferiscono giocate prestabilite. Non creano molte alternative alle soluzioni di palla lunga o palla corta. Lavorano bene le palle inattive.

Due nomi su cui fare particolare attenzione sono VU e NAM. Credo che trascinati dall’entusiasmo di un movimento in crescita possano riuscire a passare il turno.

 

Chi sono le tue favorite per la vittoria finale del mondiale?

Quale sarà la sorpresa?

S.G. Non credo ci si possa aspettare un alternativa al Brasile o alla Spagna per la vittoria finale.  L’Unica che potrebbe fare il colpaccio soprattutto se manterrà la guida tecnica di Giustozzi potrebbe essere l’Argentina. Il Mister è veramente bravo e già da giocatore si intuivano le sue capacità tattiche per poter fare ottimamente il lavoro da allenatore.

Se devo fare un nome di una Nazionale che possa essere la sorpresa della manifestazione dico l´IRAN.

 

Adesso parliamo di Futsal Italiano

Come consideri in generale il movimento e il campionato Italiano?

Pensi di tornare in italia ad allenare e qual è la cosa principale che ti darebbe lo spunto per lasciare l’Asia e tornare a fare calcio a 5 in Italia?

S.G. Purtroppo non riesco a vedere una crescita del movimento tale da farmi pensare positivamente al campionato italiano. Normale che la situazione economica del Paese si rispecchi anche su questo sport che

fatica a trovare persone che vogliano investire, soprattutto a lungo termine. Manca una programmazione seria e continua. In più anche il livello arbitrale mi sembra scarso. In questa stagione abbiamo assistito a troppe gare falsate da errori arbitrali che poi incidono pesantemente e negativamente sul movimento.

Se devo risponderti di getto al fatto che voglia tornare in Italia ad allenare ti dico. Ad oggi no.

 

 

Ultime due domande che sono più che altro due curiosità:

2013  all’International Futsal Tournment riesci a battere il Brasile per 2-3, mi dici l’emozione dopo il goal vittoria (tra l’altro con un bel cucchiaio sul portiere del Brasile)? E Come si preparano partite così in cui la differenza tecnica sembra ocsì evidente?

S.G. Avevamo giocato il Torneo esprimendo un bel gioco in quasi tutte le gare raccogliendo in termini di risultati meno di quello che meritavamo, ai miei ho detto che avevamo un opportunità per riprenderci qualcosa e di giocare contro i più forti al mondo a viso aperto, cercando di fare un pressing alto. Le motivazioni in queste gare poi si trovano da sole. Avevamo organizzato noi il torneo e ci tenevamo a fare bene.

 

Chiudo dicendo che ho sempre avuto 3 sogni legati a questo sport.

 

Partecipare da allenatore ad un Mondiale

Vedere questo sport alle Olimpiadi, magari da protagonista

E battere il Brasile.

Quest’ultimo sogno l’ho esaudito, adesso lavoro per gli altri due.

 

 

Grazie mille a Mister Gargelli Sergio e in bocca al lupo con tutto il cuore che tu possa raggiungere questi obbiettivi, in Asia o in altre parti del mondo, ma soprattutto speriamo che possa accadere qualcosa di buono che possa riportare la tua eccellenza ad allenare in Italia